Sim Racing, Michele Capaccioli

Il mio incontro con il Sim Racing

Sono un Sim Racer part-time, ed è questa la notizia.

È il risultato di un percorso in cui mi sono inserito grazie alla mia passione per il Motorsport.

Posso coltivare questa passione perché, nelle competizioni su tracciati reali, è necessario un investimento molto elevato per competere ad alti livelli. Per me ha senso intraprendere un percorso quando si hanno le condizioni per esprimersi al meglio. Il Sim Racing offre la possibilità di utilizzare appieno le proprie capacità con investimenti di gran lunga accessibili.

Come è iniziato il mio percorso nel Sim Racing

Come è iniziato?

Era un primo pomeriggio di diversi anni fa e mi trovavo davanti a un simulatore. Fui invitato a provarlo, con naturalezza, da chi mi accompagnava in quel contesto.

Chi era con me iniziò a spiegarmi i passaggi per avviare una sessione. Ascoltavo, seguivo, osservavo. Poi mi sono fermato un attimo.

Prima ancora di iniziare, sentivo il bisogno di comprendere ciò che avevo davanti. Oltre all’utilizzo, volevo comprenderne il funzionamento. Ogni simulatore è un sistema complesso, fatto di regolazioni, sensibilità e risposta ai movimenti. Ogni elemento può essere adattato: dalla stabilità alla distribuzione dei pesi, dal comportamento in curva alla capacità di trazione.

Ho iniziato a guardarlo così, come qualcosa da conoscere passo dopo passo. Capire come reagisce, come si trasforma, come accompagna chi lo guida.

Chi mi aveva invitato ha atteso, forse con un po’ di sorpresa. Per me era semplicemente il modo più naturale di iniziare.

Il primo confronto diretto nel Sim Racing

L’idea era quella di fare una prova. Poi, accanto a me, si è seduto un pilota professionista, su un simulatore identico al mio. L’ho riconosciuto e, con una certa spontaneità, gli ho chiesto se avessimo potuto fare una sessione insieme, utilizzando un sistema “dual rig”.

Il dual rig setup è una configurazione composta da due simulatori affiancati, collegati alla stessa sessione di simulazione, che permette a due persone di condividere la guida in tempo reale sullo stesso tracciato, vivendo un confronto diretto e immediato.

Abbiamo iniziato così, uno accanto all’altro, nello stesso momento, sulla stessa pista.

Durante la sessione sentivo, dalla sua postazione, ripetere più volte: “What the… What the… What the…”.

Ho pensato che potesse esserci stata qualche difficoltà tecnica dalla sua parte, magari legata al simulatore o a una regolazione ancora da ottimizzare, anche alla luce dell’esito di quel confronto diretto, che mi ha visto arrivare davanti.

Sim Racing e riconoscimento sul campo

La sessione si è conclusa e ho chiesto, quasi con discrezione, se fosse possibile rifarla. La sensazione era quella di aver colto solo una parte del potenziale di quell’esperienza.

A quel punto il pilota mi ha fatto una domanda semplice: dove avessi imparato a guidare in quel modo.

Mi ha chiesto del mio percorso nel Motorsport, delle esperienze precedenti nei go kart e nelle formule minori, dei tracciati affrontati nella realtà. Ho percepito una confidenza che mi ha portato a sentirmi trattato come un collega. Mi sono poi trovato a spiegare che il mio percorso era diverso.

Da ragazzo avevo un Amiga 500 Plus e passavo molto tempo sui giochi di guida, inizialmente con un joystick Albatros tra le mani. Nel tempo ci sono stati altri momenti, altre esperienze legate al motorsport digitale.

La passione, però, è nata ancora prima, da un gesto semplice di mio papà Lorenzo, che portò anche me a vivere da vicino un momento speciale. Nel mio caso, su sua richiesta a un meccanico Ferrari, mi fece entrare nella numero 27 di Michele Alboreto, ferma nei box durante un weekend, credo di venerdì, di un Gran Premio in Ungheria, forse del 1988. Un’esperienza che ha lasciato un segno, senza bisogno di parole.

Avevo 6 o 7 anni.

Nel simulatore, in quel momento, tutto questo ed altro prendeva forma nel presente. Era il sentirsi vivo, dentro qualcosa, con concentrazione e una naturalezza che arrivava da sola. Un modo di esserci.

Condivisione, tecnica e lavoro di squadra

Successivamente, con naturalezza, il pilota pro ha fatto un gesto che mi è rimasto impresso: con il dito ha richiamato l’attenzione di un’altra persona lì vicino, indicandomi più volte, e ha detto che avevo un buon piede destro. Da lì è nata una conversazione, semplice e diretta, che ha aggiunto un ulteriore momento di condivisione a quell’esperienza.

Mi furono fornite informazioni preziose sui parametri dell’impostazione della vettura e su come settarla per adattarla al meglio al mio stile di guida.

Mi hanno fatto sentire parte integrante di un processo più grande perché stavo condividendo informazioni, collaborando con un pilota e un ingegnere, sperimentando strategie che fino a quel momento non conoscevo, come se fossi il compagno di squadra del pilota.

Sim racing oggi: un percorso che continua

Questo percorso ha avuto un termine molto tempo fa, per poi riprendere forma negli ultimi mesi con una nuova consapevolezza.

Nel tempo mi è capitato di vivere situazioni simili. Mi è capitato, ad esempio, di incontrare un ex pilota austriaco che accettò di condividere parte della sua esperienza a condizione che quell’incontro rimanesse privato. Poi ho capito il perché: mi furono raccontate delle questioni private che mai divulgherò.

Nel tempo, qualcuno mi ha fatto notare che questa attenzione nel tenere riservato, su richiesta, ciò che viene condiviso rappresenta una qualità. Per me è un modo di vivere le relazioni con rispetto, riconoscendo valore alla fiducia.

Oggi il Sim Racing è una parte del mio percorso, un’attività part-time che vivo come divertimento, con passione, con curiosità e con il desiderio di confrontarmi e crescere attraverso l’esperienza. Non c’è bisogno di dimostrare qualcosa, perché mi fa sentire vivo.

Conta quello che sento e come mi fa sentire, lungo questo percorso, nelle esperienze e nelle relazioni che lo accompagnano, con le persone che sono il centro, che già lo condividono e con le altre che lo condivideranno.

Vivo e corro per ciò che mi fa sentire vivo, dentro e fuori dalla pista, non per le coppe.